I carri allegorici
Dal
corso delle carrozze del 1873 in Via Regia, prima di arrivare al
corso dei carri allegorici, passò un decennio.
1883: il prototipo dei carri allegorici s'intitolò "I
quattro mori" e fu costruito dal personale della Regia Marina,
Distaccamento di Viareggio. Fu la fedele riproduzione in scala,
minore ma non di troppo, del monumento livornese a Ferdinando II
con i quattro schiavi alla base, opera di Pietro Tacca. Fu realizzato
con gesso, scagliola e colla e fu trasportato in Via Regia su un
pianale del marmo, noleggiato a Pietrasanta, insieme con dei buoi
coperti da una gualdrappa. Il bozzetto è conservato al Centro
Documentario Storico Comunale.
1885: Al Centro Storico sono visibili anche i bozzetti dei carri
"Iltrionfo dei fiammiferi" e "Il trionfo della bicicletta",
costruiti per esaltare due novità del tempo: gli "svedesi"
al fosforo e il biciclo con moltiplica e pedali.
1887: Al famoso maestro d'ascia viareggino Natino Celli fu commissionato
un carro elettorale dal candidato al Parlamento nel Circondario
di Pietrasanta, Vito Camillo Ventura Messía de Prado, principe
di Carovigno: un triestino eccentrico, giunto a Viareggio alla ricerca
di fortune politiche. Natino, coadiuvato dalle maestranze del suo
cantiere, costruì una torre dalla cui sommità le maschere
gettavano sulla folla monete di cartone argentato. Il Carovigno,
con la trovata pubblicitaria del carro elettorale, divenne deputato,
ma non fu ammesso in Parlamento per l'età inferiore ai trent'anni.
Col carro politico del Carovigno, in Via Regìa sfilarono
altri due carri, secondo il ricordo che Raffaello Celli, figlio
di Natino, ha affidato al libro "Conl'ascia e con la vela".
Le Officine Estensi costruirono un treno, "vero" in tutto,
fuor che nelle proporzioni; la Fabbrica dei Laveggiai montò
un bancone con due torni a pedali e delle tinozze per l'impasto.
Una carrozza trasportò in corso tre pescatori con la lenza;
nell'amo, un salacchino per far "abboccare" la gente.
Titolo "La pesca degl'imbecilli". Fortunato Celli ha lasciato
questa testimonianza sul modo di allestire carrozze e carri in Via
Regìa: "Lo scopo era di alludere e mettere in risalto
e in ridicolo qualche personaggio che teneva le redini del paese,
per primo il sindaco".
1899: Dell'ultimo anno del secolo scorso esiste traccia di un carro
di natura politica, intitolato "L'alleanza italo-francese".
Fu una satira diretta a colpire il furbastro rapporto tra Italia
e Francia sulla navigazione nel Mediterraneo, malgrado gli opposti
fronti di intesa e alleanza in Europa.
1900: Nel primo corso mascherato del nuovo secolo i carri politici
furono due. I titoli: "Il disarmo" e "Le topiche
del Governo in Cina". Col primo, si puntò a colpire
il neocolonialismo in Asia dopo l'abbandono di quello in Africa;
col secondo, la partecipazione italiana, con gli stati colosso d'Europa,
alla guerra contro la Cina, a fianco della Russia. Lo stesso anno
fu allestito un carro chiamato "Carro-réclame"
che illustrava la sfida lanciata da Viareggio a Nizza per il Carnevale
e per la balneazione. Abbandonata la Via Regia, il corso si trasferì
sul Viale Margherita nel 1905.
1905: Protagoniste del corso sui Viali a mare furono le automobili.
Alla guida di una berlina, trainata da un asino, c'era una donna.
Titolo: "Lasignora al volante". Significato: "Donna
al volante, pericolo costante". Fra le automobili e le carrozze,
tre i carri raffiguranti un cocchio romano, una palma, il profilo
delle Apuane. I carri di gesso e di scagliola sui pianali pietrasantini
tirati da una o più coppie di buoi, s'ispirarono alla scultura
neoclassica di moda agli inizi del Novecento. Nella costruzione
si cimentarono scultori anche di prestigio. Qualche nome: Mario
Norfini di Firenze, Giovanni Lombardi di Milano, Raffaello Tolomei
e Domenico Ghiselli, versiliesi. Di massima, il costruttore forgiava
uno scheletro di cannicci e fil di ferro che poi ricopriva di iuta
e di carta impastate nel gesso e nella scagliola. Ne usciva un impasto
da modellare. Il prodotto risultava pesante. Questa sorta di "monumenti"
riflettevano solitamente un'ispirazione mitologica esagerata, spesso
carica più di retorica che di ironia. Alcuni bozzetti di
questi carri sono conservati al Centro Storico Comunale:
1906: "Il trionfo del Carnevale" e "La dea dei fiori".
1907: "Il trionfo dell'agricoltura".
1908: "La bellezza vince la forza".
1909: Il carro "I burattini meccanici" è il primo
esempio, per quanto la documentazione tramanda, di costruzione animata.
Si presentò in corso come una composizione di maschere statiche
che, al segnale di un campanello, si animava a scatti come un complesso
di robot. Altro suono, altro stop e così via... L'ideatore
fu Giuseppe Giorgi, soprannominato Noce.
1910: Si conosce il bozzetto del carro: "La coppa dei fiori".
1911: Del corso esiste al Centro Storico la documentazione relativa
ad almeno sette carri. Al carro "Il trionfo della vita"
dello scultore Domenico Ghiselli fornì un contributo anche
il pittore Lorenzo Viani con un bassorilievo sui quattro lati del
pianale.
Dopo la prima guerra mondiale, il corso mantenne un legame con gli
antichi carri -monumentali", affidando, per il primo corso
del 1921, allo scultore Lelio De Ranieri la composizione di un Nettuno
ai remi di un patino.
1921: Il carro-evento fu portato in corso dal Noce e la grande sorpresa
fu l'orchestra, indispensabile ad un ballo nell'aia per le nozze
di un contadino lucchese. Il titolo: "Le nozze d'oro di Tonin
di Burio alla corte del Pinaccio in quel di Lambari".
1923: Arrivò in corso il primo mascherone movimentato. Due
occhi, tolti a una bambola, rotearono nel volto di un Pierrot, costruito
da Umberto Gianpieri.
1924: Fu scoperta la carta a calco per la realizzazione dei mascheroni.
Una lunga serie di esperimenti negativi precedette l'invenzione.
La carta, molto spessa, utilizzata sulle forme di creta, non reggeva
all'essìcazione: cedeva, crepava, si sbriciolava. La prima
mossa azzeccata fu il rivestimento di gesso sulle forme di creta;
lo strato di gesso, rappreso, si staccò con facilità
e formò uno stampo al negativo. La seconda mossa fu la scelta
della carta di giornale, da incollare a strati all'interno degli
stampi di gesso. La terza fu l'essicazione lenta, su dei bracieri,
della carta "calcata" strato dopo strato. Il risultato
fu una forma di carta sonante, leggera, solida. Non restò
che assemblare i pezzi ricavati per ottenere la riproduzione del
modello di creta.
1925: Il primo carro coi mascheroni di carta a calco fu "I
tre cavalieri del Carnevale" dì Antonio D'Arliano.
1927: Irruppero in corso le cavalcate di... indiani, cosacchi, ussari,
butteri. Le cavalcate furono riprese anche nel 1928 e nel 1929.
Con l'avvento della carta a calco, i carri aumentarono di mole.
Il dinamismo dei mascheroni derivava, ed ancor oggi scaturisce,
dalla inventività di una meccanica povera, fatta di leve,
pulegge, carrucole, ruote, guide a coulisse, molle, molloni, elastici,
tiranti, giunti, martinetti, argani, snodi cardanici, forcelle,
pistoni ed ogni altro marchingegno rudimentale per delle manovre
a braccia. I carri al loro interno celano una folla di operatori
che agisce a tempo di musica, imprimendo un ritmo ai gesti, i guizzi,
i sussulti dei mascheroni. Il tutto al comando dei costruttore-regista,
che usa dei fischietti, dei campanelli e, da ultimo, i walkie-talkie.
Dentro ogni carro rivive l'antico cantiere marittimo degli alberai,
bozzellai, falegnami, fabbri che forniva alle velature il trinchetto,
la mezzana, la maestra, i pennoni, le mazze, i picchi, i bompressi,
le scocche, i bracci. Motorizzazione, elettronica, telematica
sono rifiutate dai costruttori e nel ventre dei carri si perpetua
l'impegno inventivo che dette alla marineria viareggina i barcobestia.
Nei capannoni, del resto, si fa largo uso della terminologia marinara;
il carro è suddiviso in poppa e prua e gli spazi son chiamati
plancia, coperta, ponte, coffa. La portata dei carri è misurata
a stazze e il loro movimento agli orecchi dei costruttori è
beccheggio, rollio, scarroccio; i carri virano, ormeggiano, vanno
in alaggio e la loro uscita dai capannoni è il varo. Ciurma
è definita la gente che assicura al carro i movimenti, le
luci, i suoni.
1930: Il carro "Il prestigiatore" di Antonio D'Arliano
portò la novità dei colori cangianti della carta a
calco.
Di colpo: da rosso-oro a verde-oro. Testimonianza di D'Arliano:
"La ciurma era più numerosa delle maschere esterne".
1934: Cinque carri furono costruiti su commissione dall'OND, sezioni
di Lucca, Pisa, Livorno, Arezzo, Firenze.
1935: Il carro "Il cavallo di Troia", costruito dall'OND,
sostituì la carta a calco col legno compensato, realizzando
forme cubiste sotto la suggestione dell'arte futurista in voga.
L'ultimo posto in classifica del carro sconsigliò, in futuro,
i costruttori a usare materiali diversi dalla carta a calco. Del
resto, per disposizione del Comitato, la carta a calco sui carri
divenne materiale d'obbligo.
1937: Il carro "Il Decamerone" di Guido Lippi, ideato
da Uberto Bonetti, rappresentò il Carnevale d'Italia al Carnevale
internazionale di Monaco di Baviera. Su quattordici carri piccoli,
dieci trattarono un tema infantile e furono detti "Lillipuziani".
1940: All'ultimo corso anteguerra presero parte coi carri grandi
Alfredo Pardini col fratello Michele, Antonio D'Arliano, Carlo e
Francesco Francesconi, Guido Lippi, Michelangelo Marcucci, Rolando
Morescalchi.
Negli Anni Venti e Trenta, i carri grandi furono costruiti anche
da Guido Baroni, Michele Pescaglini, Alighiero Cattani, tanto per
ricordare i più impegnati.
Col ritorno del corso mascherato nel dopoguerra i carri riadottarono
la tecnica della carta a calco.
1946: Non tutti i costruttori degli Anni Trenta furono in grado
di rispondere all'appello del primo corso mascherato del dopoguerra.
Ne arrivarono di nuovi: Ademaro Musetti, Nilo Lenci, Sergio Baroni,
matricole che lasceranno un segno...
1947: Due carri, "Il teatro della vita" e "Saggio
governo", furono firmati rispettivamente da Renato Santini
ed Eugenio Pardini, che, lasciati i capannoni del Carnevale, trarranno
dalla pittura sostentamento e successo. Come Alfredo Catarsini,
Danilo Di Prete che aveva firmato un carro grande l'anno prima.
In Brasile Di Prete raggiungerà una grande fama.
1948: Alfredo Morescalchi costruì l'iniziale "Complesso
di apertura". Sergio Baroni realizzò il suo primo carro
da solo; Carlo Bomberini pure.
1949: Da cinque dei triennio precedente, i carri balzarono a dieci
e ognuno fu "adottato" da un rione. Fra i nuovi costruttori
destinati a dare al Carnevale molti carri grandi, si presentarono
Carlo Vannucci, Fabio Romani e soprattutto Silvano Avanzini e Arnaldo
Galli, in coppia.
1950: Fu costituito il duo Francesconi-Barsella (Carlo Francesconi
e Sergio Barsella) costruttore, fino al 1974, di grandi carri di
successo.
1951: Si separò la coppia Avanzini-Galli. Avanzini scelse
come partner Francesco Francesconi. Si formarono anche le coppie
Musetti-Pardini (Ademaro Musetti e Michele Pardini) e Vannucci-Bertuccelli
(Carlo Vannucci e Sandro Bertuccelli). La prima durò fino
al 1958; la seconda fino al 1960.
1952: Fra i costruttori dei grandi carri apparve Beppe Domenici.
1953: Si formò la coppia Domenici-Galli (Beppe Domenici-Arnaldo
Galli) che lavorò solo per un anno.
1954: A operare con Renato Santini entrò la coppia Lenci-Palmerini
(Nilo Lenei e Giulio Palmerini), che poi si rese autonoma. I carri
piccoli furono trasformati in complessi: articolazione di più
strutture su uno stesso tema.
1956: "Tempodi mambo" fu l'ultimo carro di Renato Santini;
s'ispirò al ballo di Sofia Loren l'anno prima all'Esplanade.
1958: Il primo carro costruito da solo da Silvano Avanzini fu "Anche
laggiù". Ademaro Musetti pure realizzò, per la
prima volta da sè un carro: "Carnevale si pavoneggia".
1959: Alfredo Pardini, con il carro "La danza delle ore",
portò in corso un orologio a colori cangianti. Due carri
dell'anno prima, "Miss Universo" di Antonio D'Arliano
e "L'allegro satellite" di Lenci-Palmerini rappresentarono
l'Italia a Estoril in Portogallo in una Triangolare di carri carnevaleschi
Portogallo-Spagna-ltalia. Si piazzarono al primo e al secondo posto
davanti a un carro spagnolo progettato da Salvator Dalì.
Con gli Anni Sessanta il Comitato Carnevale, in accordo con l'Avac,
Associazione dei costruttori, introdusse
nella classifica dei carri il meccanismo di passaggio di categoria
dei costruttori: promozione dai piccoli ai grandi carri, retrocessione
dai grandi ai piccoli carri. Il metodo adottato fu quello applicato
alle serie dei Campionato di calcio. Al termine di un biennio, la
somma di due punteggi avrebbe determinato i promossi e i retrocessi.
1960: La morte in gennaio di Fred Buscaglione mandò a monte
l'allestimento del carro "Eri piccola" di Lenei-Palmerini.
La coppia confezionò a tempo di record il carro "Hello
Jolm!".
1961: Nilo Lenci iniziò a costruire i carri da solo. La classifica
biennale dei complessi fu vinta da Arnaldo Galli, che acquisì
il diritto di costruire un carro. Di contro, la retrocessione investì
Nilo Lenci, che impugnò la prima classifica del biennio,
invocando, come attenuante, la circostanza che lo aveva costretto
a realizzare "Hello John!", finito all'ultimo posto.
1962: Il numero dei carri fu portato da otto a nove: nella prima
categoria restò Nilo Lenci ed entrò Arnaldo Galli.
1963: Il primo premio dei grandi carri non fu assegnato. Il secondo
in classifica "Le scimmie stanno a guardare" di Arnaldo
Galli fu il primo, in assoluto, a essere costruito su due piani,
completamente libero delle masse voluminose dette "paretoni".
Col carro 'Fatiche mie venitemi dietro" Alfredo Pardini si
congedò dal Carnevale.
1964: A lasciare il Carnevale fu la volta di Antonio D'Arliano;
il suo ultimo carro, "La... casta azzurra" fu dedicato
a Nizza, nel contesto dei corso a tema unico, "Il Carnevale
nel mondo", per cui ogni carro illustrò una città
nota per le feste di Carnevale. Per effetto della classifica biennale,
Renato Galli, fratello di Arnaldo, costruì il primo carro
grande. Non ci furono retrocessioni. Silvano Avanzini dette forfait
e i carri da dieci ritornarono a otto, uno per capannone. I complessi
furono trasformati in "corteggi" di supporto ai carri
grandi.
1965: Al candidato alla promozione, Giovanni Lazzarini, fu negato
un capannone. Col rientro di Silvano Avanzini, l'AVAC difese l'equazione
otto carri, otto capannoni.
Con l'abbandono di Alfredo Pardini e di Antonio D'Arliano, i due
"grandi" dei Carnevale che avevano diviso la città
su due fronti di passionale tifoseria, si aprì fra gli epigoni
la corsa a subentrare nelle simpatie dei Viareggini.
1966: A compenso dell'impossibilità di costruire un grande
carro, il Comitato assegnò a Giovanni Lazzarini il compito
di realizzare un complesso speciale fuori concorso, "Donne
e motori". Il risultato straordinario raggiunto dal Lazzarini
aprì la concezione del tutto innovativa di portare in corso
un'allegoria carnevalesca, composta da una "collana" di
piccoli carri per un soggetto unico.
1967: Cadde l'opposizione dell'Avac ad aumentare il numero dei carri,
che salirono a nove dopo che l'Aarv, d'intesa col Comitato, inviò
ai costruttori un'ingiunzione di sfratto a seguito della liberalizzazione
del concorso per i carri. Fra i non associati all'Avac ottenne il
benestare la domanda di Beppe Domenici. Al nono carro furono sacrificati
quattro complessi. Il Domenici, durante la lavorazione, per l'obbligo
di rispettare un impegno all'estero, lasciò che il carro
"Premio Nobel per la pace", fosse terminato dalla moglie
Ivana Barsotti. Alla "prima donna" costruttrice di un
carro dette una mano il "pensionato"D'Arliano.
1968: Fra i costruttori dei grandi carri entrò Giovanni Lazzarini
affiancato da Oreste Lazzari e le costruzioni salirono a dieci.
Il meccanísmo della promozione e della retrocessione fu rispettato
a metà.
1969: Con la coppia Barsella-Pardini (Davino Barsella e Valeriano
Pardini) e con la coppia Malfatti-Mallegni (Fabio Malfatti e Amedeo
Mallegni), i carri salirono a dodici. Non furono costruiti i complessi.
Alfredo Morescalchi dette l'addio ai corsi mascherati con l'ultimo
carro di apertura "Bacco, tabacco e Venere".
1970: Dieci i carri; nessun complesso. La coppia Barsella-Pardini
sparì; la coppia Malfatti-Mallegni costruì il complesso
dì apertura. In corso fece apparizione un carro "double-face".
Anzi due: "Il mondo cam-
bíerà" di Sergio Baroni, "Mache tempo fa"
di Arnaldo Galli. Furono i primi carri ad assumere due aspetti con
un mutamento improvviso: il carro del Galli passava da un uragano
a un solleone; il carro del Baroni o mutava un mostro in una fanciulla.
La coppia Lazzarini-Lazzari con "Arriva Mao" inaugurò
un modo nuovo di foggiare la figura centrale: un gattone rosso,
non di carta a calco, ma di pelliccia.
1971: Nove i carri. Non lo costruì Beppe Domenici a seguito
di una vertenza che lo vide protagonista. Comitato, Comune e Aarv
avevano deliberato di riprendersi i capannoni a per provvedere a
un ampliamento e a una ridistribuzione degli spazi. Dopo una lunga
lotta i costruttori dell'Avac avevano aderito alla richiesta; l'indipendente
Domenici no. Diffidato dall'ufficiale giudiziario, cedette e dopo
strenua resistenza, pretendendo che l'atto di restituzione delle
chiavi avvenisse dopo il ritorno in suo possesso del bozzetto.
a Ancora niente complessi. Ci furono quello di apertura di Amedeo
Mallegni e uno fuori concorso di Davino Barsella.
1972: Giovanni Lazzarini firmò da solo la costruzione del
carro ---Avantipopolo". Fu ripresa la costruzione dei complessi.a
er i cento anni di Carnevale il Comitato accolse la proposta del
costruttore Arnaldo Galli di un supercarro. Non fu facile ottenere
il consenso dell'Avac. Furono
nove i firmatari di una protesta, "Seguiremo il carrettone
come si va a un funerale", ma alla fine prevalse la voglia
di un "bel Carnevale centenario".
1973: Il supercarro di Arnaldo Galli fu una bomba-missile di 20
metri, diametro massimo 6 metri, 35 tonnellate di peso. Portò
fra i carri la scomposizione simultanea: fatto di anelli rotanti,
l'ordigno s'apriva a destra e a sinistra per ritornare a ricomporsi
più e più volte.
1974: Iniziò la serie dei carri rievocativi del Rione "Vecchia
Viareggio". Col carro "La battaglia di carta", Sergio
Baroni infranse la consuetudine della modellatura a volumi, utilizzando
materiale diverso dalla carta a calco. "Giungla erotica"
fu l'ultimo carro grande della coppia Francesconi-Barsella. Sergio
Barsella l'anno dopo passerà ai complessi, dove lavorerà
fino al 1980. Tre carri, "Conigli coraggiosi- di Arnaldo Galli,
"Carnevale con furore" di Renato Galli e "La piovra"
di Giovanni Lazzarini, salparono su una nave da Livorno per Valencia
in Venezuela, dove parteciparono all'annuale "Feria d'ottobre".
1975: Con l'uscita di scena del duo Francesconi-Barsella, i costruttori
dei grandi carri tornarono a essere otto. Come i baracconi. Fu ripresa
la costruzione dei carri piccoli al posto dei complessi e i carri
furono chiamati di prima e di seconda categoria.
1976: "Carnevaleal Ddt" fu l'ultimo carro di Giovanni
Lazzarini. Anche Ademaro Musetti costruì il suo carro finale:
"Continenti e pupazzi".
1977: Fra i costruttori dei grandi carri arrivarono Raffaello Giunta
e Luigi Renato Verlanti. Sergio Baroni costruì un carro consistente
in una figura di Re Carnevale alta 14 metri; sembrava procedere
a piedi; a sospingerla era il trattore nascosto sotto il manto regale.
1978: Fece ritorno il complesso di apertura; lo costruirono Paolo
Lazzari e Guidubaldo Francesconi. Nilo Lenci realizzò un
carro su bozzetto del pittore Antonio Possenti; per la prima volta
un costruttore di carri accettò di lavorare su un'idea di
un artista famoso. "Vincere le paure" fu il titolo. "I
gattacci" fu l'ultimo carro che Sergio Baroni costruì
da solo.
1979: Ritornò sulle scene del corso mascherato Beppe Domenici
con il complesso di apertura e vi restò un triennio. Sergio
Baroni non fu rimpiazzato e i carri furono sette. Fatto inusitato:
la giuria dopo il terzo posto assegnò l'ex aequo a quattro
carri. Fu affrontato un esperimento rimasto fine a se stesso, il
"Gruppo": un carro piccolo e una mascherata su un tema
unico. Fece apparizione in corso la prima costruzione degli allievi
della "Scuoladella cartapesta": "Carnevale e Quaresima",
un complesso.
1980: Il costruttore Renato Galli chiese l'esonero di un anno per
malattia e i carri furono appena sei. Il carro "Vieni, vieni
anche tu" di Luigi Renato Verlanti presentò due grosse
novità. Inglobò il trattore nascondendolo alla vista
degli spettatori e consentì, attraverso due passaggi laterali,
l'accesso del pubblico all'interno del carro. Esordì, come
costruttrice di un complesso la coppia Gilbert Lebigre e Corinne
Roger: due francesi attratti dalla carta a calco, esperti modellatori
alla ricerca di nuove conoscenze.
1981: Il Comitato rimosse il meccanismo della promozione e della
retrocessione, praticamente mai attuato. Sergio Baroni tornò
a costruire un carro, anzi due, al fianco di Luigi Renato Verlanti.
Il duo Baroni-Verlanti introdusse sul carro "Burlamik"
il sistema idraulico di sollevamento, novità assoIuta nella
meccanica dei carri. Anche Nilo Lenci riprese a lavorare in coppia
con Giulio Palmerini.
1982: Si tornò al supercarro. Anzi a due, costruiti da Arnaldo
Galli e dal duo BaroniVerlanti, autore anche del complesso di apertura.
I carri di prima categoria furono solo cinque e a sostituire Silvano
Avanzini (ammalato con certificato medico, secondo il Comitato;
per insofferenza alla censura, stando alla stampa) fu chiamata la
coppia BarsellaCanova (Davino Barsella ed Eros Canova), che non
andò oltre questa esperienza.
1983: 1 carri furono nuovamente otto coi rientro di Silvano Avanzini
e l'esordio di Paolo Lazzari. L'ottavo fu il supercarro "Fratellosole,
sorella luna" di Baroni-Verlanti, un prototipo girevole grazie
a un sistema di cinque "rolle". Il duo Baroni-Verlanti
confezionò anche il carro di apertura "Il grande Maestro",
con sopra la massa delle maschere disposta su una superficie superiore
alla parte figurativa costruita. Gli allievi della Scuola della
cartapesta realizzarono il primo carro piccolo e la prima mascherata.
1984: "Lasciamoli fiorire" di Silvano Avanzini fu un carro
decisamente innovatore per la struttura circolare, dinamica, di
ben 14 metri di diametro. Come progettista del carro di Carlo Vannucci,
"Maghi, diavoli e scaramanzie", si riaffacciò al
Carnevale Giovanni Lazzarini. Nilo Lenei si riservò il ruolo
di ideatore dei carri costruiti da Giulio Palmerini. Arnaldo Galli
scelse come collaboratore il fratello Giorgio.
1985: "Te la do io la seggiola" fu l'ultimo carro di prima
categoria di Renato Galli. Lo costruì coi figlio Fabrizio;
insieme, padre e figlio, l'anno dopo passeranno a costruire un carro
di seconda categoria.
1986: Fra i costruttori dei grandi carri esordì Giovanni
Maggini con "Baraccae burattini", una costruzione che
privilegiò la stoffa per vestire sei maschere colossali.
Fra i costruttori di prima categoria fu promossa an
che la coppia Lebigre-Roger. Non ci fu il carro di apertura di Baroni-Verlanti.
Nell'ultimo anno di gestione, prima di essere soppiantato dalla
Fondazione, il Comitato, con il consenso del Cavac, acquisì
la proprietà dei
carri e ne decretò la distruzione a Carnevale concluso.
Con la Fondazione Carnevale i carri di prima categoria da otto ridivennero
nove, alterando ancora l'equanime spartizione degli spazi nei capannoni.
1987: Con "Viareggio amore mio" la coppia Baroni-Verlanti
riprese la costruzione dei carri. Giovanni Maggini per il carro
"Arnore mio" s'ispirò a un capolavoro della pittura,
fatto inusitato fra i costruttori: nella rappresentazione della
Viareggio-Liberty fece riferimento al quadro "Il bacio"
di Gustav Klimt.
La Fondazione ripristinò il meccanismo della promozione e
della retrocessione.
1988: "Madonna Ciccone, un successo daleone" fu il terzo
e ultimo carro dei Lebigre Roger. Accolti otto anni fa dal Cavac
come graditi "exotiques", se ne andarono sbattendo la
porta.
1989: Un carro fiorito, allestito dal Mercato dei fiori e dalle
Associazioni dei floricoltori, esordi alla testa del corso. Roberto
Alessandrini affrontò la prima prova di un carro grande.
"Carnevale nel cassetto" di Arnaldo
Galli, nuovamente solo, non più cioè col fratello
Giorgio, fu realizzato fuori dai tradizionali schemi d'impianto
di un carro, utilizzando materiali vari. La Fondazione affidò
a Riccardo Luchini, proveniente dal settore mascheratisti, la costruzione
di un carro-sperirnentale": un mascherone scomponibile in quattro
che, spalancato, mostrava l'interno con gli addetti ai movimenti
in azione. Carlo Vannucci chiamò al suo fianco
il figlio Enrico. "Benvenuto Burlamacco fra le maschere d'Italia",
della coppia Baroni Verlanti, fu davvero l'ultimo per Sergio Baroni.
1990: Arnaldo Galli affrontò una costruzione esemplare per
l'armonia veridica di un cigno morente, ottenuta tramite un congegno
multiplo di snodi contrari. Luigi Renato Verlanti e Fabrizio Galli
iniziarono a costruire da soli i carri di prima categoria. Fabrizio
si cimentò coraggiosamente in una figura enorme, strutturata
con stampi unici longitudinali: una tigre di nove metri, pezzo base
del carro "Saranno schiavi delle donne". Il secondo carro,
"sperimentale", fu affidato dalla Fondazione a una donna,
Mariangela Rugani, uscita dalla "Scuola della cartapesta"
come altre allieve, Laura Canova, Rossella Disposito, Sabrina Tamburini,
Cristina e Marzia Etna, Maria Grazia Canova, Alessandra Bianchi,
Tiziana Andreuccetti, Maria Lami, Patrizia Dal Pino. "Viareggio
ha in seno il Carnevale" della Rugani, di concezione surreale,
esaltò il bianco e nero; suggestivo l'effetto. Oltre ai carri
piccoli furono costruiti anche tre complessi.
1991: Fra i costruttori dei grandi carri, in coppia con Luigi Renato
Verlanti, fu accolta Rossella Disposito, terza donna dopo le presenze
di Ivana Barsotti e Corinne Roger. Il carro del duo Verlant Disposito
fu progettato da Giovanni Lazzarini; l'intesa a tre, Lazzarini-Verlanti-Disposito,
fu ripetuta l'anno seguente.
1992: Per la struttura metallica a cannocchiale, spinta a un'elevazione
mai raggiunta da un carro, "Messaggio universale" di Fabrizio
Galli costituì un primato. Silvano Avanzini col figlio Riccardo
inaugurò un congegno multiplo a cuscinetti su piani inclinati
per dare il rollìo del mare a una goletta sul carro "Alla
scoperta dell'America": una genialità meccanica. Arnaldo
Galli, costituita una SNC coi fratelli Umberto e Stefano Cinquini,
ripropose il cigno in chiave ottimistica ne "Il cigno torna
a volare"; senza precedenti la rivitalizzazione di un soggetto
recente. La giuria non fornì una classifica dei carri di
seconda categoria; li relegò tutti a pari... demerito all'ultimo
posto.
1993: Dal Commissario regionale della Fondazione fu concessa all'Arca
la proprietà dei carri a fine corso. Un'innovazione costruttiva
straordinaria ebbe, come comun denominatore, l'apertura improvvisa
di un carro. Puntarono su questo effetto sensazionale "Terremoto"
di Galli-Cinquini, che spaccò un vulcano e ne rivelò
l'interno; "Aprite o sfondiamo", di Fabrizio Galli, che
spalancò, abbattendoli, molti portoni e porte a un'orda di
arieti; "Per me si va nella città dolente" diLuigi
Renato Verlanti, che tagliò un volto in due e allargò
il carro con due quinte a ventaglio. A fine Carnevale Arnaldo Galli
e i Fratelli Cinquini disfecero la società. La Fondazione
decise di riprendersi la proprietà dei carri al termine dei
corsi.
Carnevale di Viareggio
Hotel Viareggio