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LE MASCHERATE DEL CARNEVALE DI VIAREGGIO

Un primo sfogo di autentica satira politica con le mascherate in gruppo, il corso lo ebbe assai più tardi che coi carri e coi complessi. Ci volle l'arrivo del "Sessantotto".

 

In passato, sia le mascherate che le maschere privilegiarono i fatti di costume, i modi di dire, i giochi di parole, il divertimento fine a se stesso.

 

1969: Con "Western all'italiana" Vittorio Lippi presentò la contestazione come un vincente "mucchio selvaggio" di pistoleros. Angelo Romani in "Come la cucincremo?" immaginò la colomba della pace pronta a divenire ricetta per più cuochi. Fabio Romani con "Anonima omertà- accusò l'italiano che non legge la ... legge.

 

1973: Dopo un triennio senza una mascherata politica, per il centenario Fabio Romani, con "Chi è che tira la carretta", presentò una sequenza di operai reclutati come soldati e Giovanni Pardini, in "L'italiano ottimista", accodò a un irriducibile (o cieco) utopista una sequenza di guai.

 

1974: Nei "soliti noti" a capo dei governi Angelo Romani, sotto il titolo di "I camaleonti", segnalò degli imitatori di Stalin, Hitler, Mussolini... . Fabio Romani ne "I padroni del vapore", segnalò gli sceicchi del petrolio.

 

1975: Un primo esempio di satira autentica venne da Paolo Lazzari con "Il rilancio dell'esportazione": fascisti, generali, preti, politicanti, poliziotti da spedire fuori d'Italia, imballati da Burlamacco. Con "Giochi d'equilibrio" Guidubaldo Francesconi travestì gl'italiani da foche, sul naso la pensione, lo stipendio, il salario... Gli fece eco Giovanni Pardini con "La stangata", cioè la cassa integrazione. Ne "I grandi bugiardi" Angelo Romani, in coda ai cacciatori e ai pescatori, fece sfilare i politici e i giornalisti.

 

1976: Con "I mangiatutto" Angelo Romani anticipò l'esistenza degli ingordi negli enti pubblici: Cassa del Mezzogiorno, Rai, Anas... Giovanni Pardini in "Fantasmi", l'uno dietro l'altro, con un aspetto orribilmente caricaturato, portò in corso Nerone, Napoleone, Stalin, Hitler, Mussolini.

 

1977: Furono tre le mascherate politiche. Tre su cinque. "Lo spaventapasseri" di Paolo Lazzari: il proletariato che tiene alla larga dal campo Italia famelici uccellacci. "Ilcollasso" di Carlo Bomberini: medici inaffidabili al capezzale dell'Italia in coma. "La ristangata" di Angelo Romani e Giovanni Mangini: il rincaro generale dei prezzi che fa salire il "mercurio" della... scala mobile.

 

1978: Due mascherate per due denunce: "Prigioni senza sbarre" di Angelo Romani, per la serie come è facile lasciare il carcere in Italia" e "I dicasteri" di Giovanni Pardini per la regola non scritta, ma praticata, dei "governanti manovrati dai partiti".

 

Dopo il corso del 1979, dedicato alla nuova ed unica esperienza dei Gruppi (complesso più mascherata) - sfilarono comunque le mascherate dei rioni -, con gli Anni Ottanta riprese la tradizione delle mascherate in gruppo.

 

1980: "Italia,bel paese" di Angelo Romani e Giovanni Maggini fu un accostamento dello Stato italiano al "BelPaese" formaggio, divorato dai topi. Guidubaldo Francesconi in "La repubblica di legno" dette ai governanti d'Italia il lungo naso di Pinocchio.

 

1981: Gilbert Lebigre e Corinne Roger, in "Le colonne dell'avvenire", denunciarono la governabilità, ovunque... garantita da decrepiti, logori dinosauri della politica. Roberto e Sabrina Galli in "Italy zoo", chiusero nelle gabbie i governanti, trasformati in bestioni da esposizione. Carlo Bomberini con "Vampiria Spa" fondò la società dei salassatori; fra i soci l'Iva, l'Irpef, l'Ilor e via... sigle dicendo.

 

1982: Con "Ogni moneta ha la sua poltrona", Roberto Musetti assegnò una scala di valori allo SME, facendo accomodare ogni moneta su poltrone, sedie, sgabelli secondo il rapporto di cambio col dollaro. Ne "Gli spaventapasseri" Nilo Lenci individuò i piduisti; ne "I bronzi di Riace" Carlo Bomberini segnalò politici, facce di bronzo; in "Sagra gastronomica" Piero Ghilarducci indicò i partiti, ingordi e avidi.

 

1983: Le mascherate ritornarono a essere numerose, nove. Ma una soltanto toccò il tema politico: "La vispa Teresa" di Roberto setti con l'Italia gentil fanciulletta.

 

1984: Dieci le mascherate. Due le politiche "Uccelli migratori" di Giovanni Pardi gabbie di politicanti, pretonzoli, soldatuco da lanciare in volo verso altre sponde e---M sica maestro- di Piero Farnocchia, u banda maldiretta con Craxi, De Mita, Spadolini e via elencando suonatori.

 

1985: Su tredici mascherate, di cui, tre fuori concorso, una soltanto ebbe un chiaro riferimento alla politica: "I giullari" di Luigi Miliani, che assegnò ai partiti il ruolo di "rigoletti" beffati dai "duchi" dell'industria e della finanza.

 

1986: Con "Andiamo a lavorare", Emilio Cinquini presentò i politici italiani come de boia con la mannaia, pronti a tagliar teste e con "Premiamo quel bottone", Rossella Disposito li legò a dei missili da lanciare nell'ignoto. L' ultimo Comitato lasciò alla Fondazione l'eredità di un ragguardevole numero di costruttori di mascherate, allievi della Scuola della cartapesta. Non tutti, anzi pochi, versati alla satira politica.

 

1987: Di quattordici mascherate una appena si presentò in corso con un soggetto politico: "Le collegiali" di Carlo e Giorgio Bomberini che, al seguito dell'istitutrice Nilde Jotti, mise in fila gli onorevoli, i più noti, i leader.

 

1988: Su undici mascherate due s'interessarono di razzismo e di servilismo: "Scacco al re" di Luigi Miliani, con il re bianco vinto dai pedoni neri e "Il mistero della sfinge" di Roberto Musetti che illustrò come il potere fosse generato dagli adulatori.

 

1989: Una mascherata politica soltanto, su quattordici: "Sedute di gabinetto" di Piero Ghilarducci, che modellò delle teste raffiguranti i ministri in carica, scaricate... nel water.

 

1990: Con "Nuovi idoli" Rossella Disposito trasformò i capipartito in totem coloratissimi. Giampiero Ghiselli in "I cavalieri della tavola gioconda" illustrò un duello medioevale in Parlamento per la conquista di Cicciolina, dama e regina; fra i duellanti anche la... Jotti.

 

1991: La guerra nell'Iraq fu evocata da Piero Ghilarducci in "A veglia nel Golfo": il Ministro degli Esteri De Michelis con Reagan e Gorbaciov fra gli sceicchi del petrolio. Con "Gladio, operazione merenda" Giorgio Bomberini armò di spiedo Cossiga, in giacca ed elmetto mimetici, seguito da un Occhetto spaventato e un Andreotti equivoco. In "Anche i ricchi piangono", Umberto Cinquini mise in fila Agnelli e Berlusconi, Baudo e Costanzo in attesa, davanti a un wc, occupato da Andreotti. Ne "Lagrande svendita" Riccardo Luchini portò al mercato i busti di Marx, Lenin, Stalin, Mao, le divise, le insegne, le bandiere dei comunismo.

 

1992: Riccardo Luchini in ---Tuttigli uomini del Presidente-, pose Cossiga al centro di un bersaglio; a sparare, Andreotti, Forlani, De Mita ed altri. Marco Dolfi in "Colombo 2000" dette al navigatore genovese le sembianze di De Michelis per una riscoperta dell'America del cinema e della Tv.

 

1993: La satira politica nelle mascherate ebbe un'impennata: sette su tredici. Umberto Bossi si ritrovò nelle vesti di Pietro l'eremita, in "Ghe pensi mi" di Giorgio Bomberini e d Goffredo di Buglione in "La lega li lega" di Riccardo Luchini. Unico il tema: la Crociata contro gl'infedeli, i vecchi capipartito. Il fisco fu l'ispiratore di "Gioco pesante" di Luigi Miliani e Maria Lami che caricarono i cittadini-cariatidi di pesanti tasse, e di "Spremute all'italiana" di Roberto Musetti che inscenò un corteo di donne magre, così ridotte dall'entità dei tributi indiretti. Con "Tagli alle spese" Piero Ghilarducci escogitò l'eliminazione, a forbiciate, dei personaggi invisi, stantii, da distruggere. In "Canzoni di Stato" Marco Dolfi assegnò ai politici un aspetto da topi e da papere; a tutti, non solo ad Amato ed Occhetto. In "Operazione mani pulite" Marzia Etna inventò la "Banda dei guanti gialli", composta da diavoli truccati da angioletti.