A 309 metri di altitudine, sulle colline che sovrastano Camaiore, sorge Pedona, una piccola frazione di appena 243 abitanti che conserva intatta la struttura di un antico castello medievale.
Da qui lo sguardo spazia dalla piana versiliese fino al mare, in un orizzonte che nelle giornate limpide arriva da Livorno a La Spezia.
Pedona non è soltanto un borgo panoramico. È una delle tessere fondamentali della cintura difensiva che, tra XI e XIV secolo, proteggeva il territorio di Camaiore.
Un luogo strategico, conteso, distrutto e ricostruito più volte, che ancora oggi racconta secoli di conflitti, potere e trasformazioni politiche.
Le radici di Pedona affondano nell’alto Medioevo.
Alcuni studiosi fanno risalire il nome a un possibile colono romano chiamato Pedius, altri lo collegano al termine latino “pedites”, i soldati di fanteria che avrebbero presidiato un antico castrum posto a guardia della valle.
I primi documenti certi compaiono tra il 983 e il 994, dove il castello è citato come “Pedoni”. Attorno alla struttura fortificata, nel tempo, nacque un piccolo nucleo abitato indicato come “Sex Pedona”.
Già prima dell’anno Mille il castello non svolgeva solo funzione militare: per i pellegrini diretti a Roma rappresentava un punto sicuro di sosta prima di raggiungere Lucca, grazie alla presenza di una piccola chiesa e alla protezione del castellano.
La posizione dominante sulla valle e sul sistema viario rendeva Pedona un punto chiave nel controllo del territorio.
Tra XI e XII secolo Pedona faceva parte della cerchia di castelli che proteggevano Camaiore insieme a Montebello, Monteggiori, Greppolungo, Montecastrese, Peralla e Montemagno.
Il castello dei Nobili Flammi di Pedona, ramo collegato ai feudatari di Montemagno, era dotato di mura possenti, torre circolare, corte interna, cisterna pubblica e fortezza.
Ancora oggi, davanti alla chiesa del paese, sono visibili tracce della cinta muraria e di alcune strutture originarie.
La conformazione del borgo conserva l’impianto tipico medievale: case raccolte entro il perimetro murario e sviluppo attorno alla torre campanaria, elemento che un tempo coincideva con la torre di vedetta.
Vista dall’alto, la struttura risulta ancora leggibile nella sua forma compatta e difensiva.
La storia di Pedona è segnata dai conflitti che attraversarono la Versilia medievale.
Nel 1168 o 1171 – le fonti non concordano – le truppe lucchesi distrussero il castello durante le guerre contro i signori garfagnini e i versiliesi Cattani, accusati di alleanze sgradite alla città di Lucca.
L’assalto segnò una prima devastazione importante.
Nel 1324 fu Castruccio Castracani a intervenire sull’area, facendo costruire una seconda torre di vedetta che rimase in funzione fino al XVII secolo.
La presenza della torre conferma quanto Pedona fosse ancora ritenuta strategica nel controllo delle valli interne.
Nel corso del Trecento e del Quattrocento, tra carestie, pestilenze e cattiva amministrazione, il borgo entrò in una fase di declino.
Nel 1496 l’assemblea degli “Homines” sciolse formalmente il Comune di Pedona, che passò definitivamente sotto Camaiore, perdendo la propria autonomia amministrativa.
Da quel momento il paese seguì le sorti politiche dell’area, passando attraverso il dominio lucchese e poi condividendo le vicende del territorio fino all’Unità d’Italia.
Nel centro del borgo si trova la chiesa di San Jacopo, costruita nel XIII secolo e successivamente ristrutturata.
All’interno custodisce un organo ottocentesco realizzato dalle famiglie Agati e Tronci, tra i più importanti costruttori di organi toscani dell’epoca.
Esiste inoltre un’antica chiesa dedicata a San Maurizio, originariamente situata all’interno del castello e successivamente ricostruita fuori dalle mura in epoca imprecisata.
I documenti medievali la citano come “San Mauritij et Comitum”, ma nei secoli il nome subì trasformazioni fino a comparire come “San Comizio” in alcune carte del XIII secolo.
Fu ricostruita nel 1517 e nuovamente ristrutturata nel 1763.
Questi edifici non sono soltanto luoghi di culto: rappresentano la continuità storica di una comunità che, pur ridimensionata, non si è mai spenta.
Chi arriva a Pedona oggi rimane colpito soprattutto dalla vista. Il borgo domina la valle con una posizione privilegiata, aperta verso la costa versiliese.
Nei giorni limpidi il panorama abbraccia un arco vastissimo che va da Livorno fino a La Spezia.
Non è un caso che un vecchio motivetto popolare reciti: “E da Pedona si vede lo mare, Pedona è bella e fa l’aria gentile”.
È una descrizione semplice ma perfetta: l’aria qui è fresca, il vento porta profumo di macchia mediterranea e la luce del tramonto colora di oro le case in pietra.
Oggi Pedona è una frazione silenziosa, lontana dal turismo di massa della costa, ma conserva un’identità fortissima.
Le sue mura, le torri scomparse, le chiese e le strette vie raccontano una storia di difesa, autonomia e resilienza.
Qui il passato non è un elemento decorativo, ma una stratificazione reale che ha plasmato il paesaggio e la cultura locale.
È anche in questo contesto che è rinato lo Scoppolato di Pedona, formaggio simbolo del borgo, ma questa è un’altra storia: quella di come un’antica astuzia contadina sia diventata eccellenza gastronomica.
Lo sapevi?
Oggi lo Scoppolato di Pedona è conosciuto e apprezzato non solo dagli appassionati di formaggi ai mercati contadini della Versilia, ma anche nlle cucine stellate della costa toscana.
Pedona resta prima di tutto un luogo. Un balcone sulla Versilia, un castello che ha resistito ai secoli, un piccolo nucleo medievale che continua a raccontare la sua storia a chi sa fermarsi ad ascoltarla.
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